Stampa britannica
19 AGO 20

"La stampa britannica è estremamente centralizzata, ed è, per la maggior parte, in mano a uomini potenti che hanno tutti i motivi per essere disonesti, quando si tratta di questioni importanti. Ma lo stesso tipo di velata censura opera anche su libri e periodici, come sul teatro, il cinema, alla radio. Per ogni dato momento c'è un'ortodossia, un corpo di idee che, presumibilmente, tutti i benpensanti accetteranno senza batter ciglio. Non è espressamente proibito dire questo o quell'altro, ma non "va fatto", proprio come in epoca vittoriana non "andava fatto" di nominare i pantaloni davanti a una signora. Chiunque sfidi il conformismo corrente, si troverà zittito con un'efficacia sbalorditiva. Una opinione che vada veramente controcorrente, non ottiene quasi mai la giusta considerazione, né sulla stampa popolare né su quella intellettuale." Questo scriveva 50 anni fa George Orwell nel suo piccolo saggio sulla libertà di stampa (La fattoria degli animali, Oscar Mondadori, pag 107). All'epoca Orwell si scagliava contro il conformismo sovietizzante che imponeva di non poter parlare male dell'URSS. Oggi pare che la mitica stampa anglosassone non sia cambiata granché e, seppure i benpensanti nostrani continuano ad incensarla come simbolo di serietà ed imparzialità, quest'ultima continua ad agire allo stesso modo: ieri non si poteva parlar male dell'URSS, oggi non si può MAI parlar bene dell'Italia.